
Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che un giorno
avrei avuto una flower farm, probabilmente gli avrei risposto:
“Una flower… che?”
L’idea di cambiare strada è arrivata lentamente. Dopo gli studi avevo iniziato a lavorare come ingegnere, ma sentivo che cercavo qualcosa di diverso: un lavoro che mi permettesse di stare all’aria aperta, usare le mani e sentirmi davvero parte di ciò che facevo. Forse quel desiderio era nato molto prima. Sono cresciuta in campagna, tra il giardino, l’orto, le galline di mia nonna, il fienile e i giri con mio nonno sul suo piccolo Ape. All’epoca era semplicemente la mia quotidianità. Solo molti anni dopo ho capito quanto quel modo di vivere fosse rimasto dentro di me.
Anche i fiori sono arrivati un po’ alla volta. Ogni tanto preparavo qualcosa per occasioni speciali e, cercando ispirazione, ho scoperto quasi per caso il mondo delle flower farm. Da lì ho cominciato a guardare i fiori con occhi diversi. Mi ha colpito l’idea di un’azienda agricola che coltiva fiori e costruisce intorno a loro un progetto fatto di natura, creatività e relazioni. Ho capito che dietro un mazzo non ci sono soltanto colori e profumi, ma persone, scelte e modi diversi di coltivare.

La flower farm
I Giardini di Mafalda nasce nel 2020 all’interno dell’azienda agricola della mia famiglia, nel cuore della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile. La flower farm si inserisce in un paesaggio rurale, dove campi coltivati, acqua e stagioni trasformano continuamente il territorio. Oggi occupa circa 3000 mq ed è un progetto in continua evoluzione. Qui convivono un piccolo campo dedicato ai fiori recisi, un giardino rustico ombreggiato da grandi noci dove Joe e Polly corrono liberi e una vecchia stalla recuperata che oggi ospita il laboratorio floreale. È qui che preparo i mazzi, progetto gli allestimenti, accolgo chi viene a trovarmi e lavoro con ciò che raccolgo in campo.
Coltivo annuali, biennali ed erbacee perenni, insieme ad arbusti e alberi, creando un insieme in cui il campo dei fiori recisi si mescola progressivamente al giardino. Mi piace immaginare la flower farm come una casa senza mura, fatta di piccole garden rooms che si aprono sulla campagna reatina attraverso forme, luci e fioriture diverse.



La filosofia
Per me coltivare fiori significa, prima di tutto, avere rispetto per la natura. È il principio che guida ogni scelta e che mi porta a considerare il campo non come uno spazio da sfruttare, ma come un ecosistema da osservare, custodire e accompagnare nel tempo. Coltivo in pieno campo seguendo pratiche di agricoltura rigenerativa e un approccio no dig, con l’obiettivo di migliorare la fertilità del suolo e la vita che ospita. Cerco di assecondare i cicli naturali, senza forzare le colture o anticipare le fioriture. Ogni pianta ha i suoi tempi e ogni fiore sboccia quando è il suo momento.
In questo sistema ogni specie ha un ruolo. I fiori offrono nutrimento ad api, farfalle e altri insetti impollinatori, mentre arbusti e alberi contribuiscono a creare habitat e rifugi per molte forme di vita. La biodiversità non è un obiettivo da raggiungere, ma un equilibrio da favorire, prendendosi cura non soltanto di ciò che coltivo ma di tutto ciò che vive insieme ad esso. La stessa attenzione accompagna il modo in cui lavoro con i fiori: negli allestimenti non uso spugna floreale e, quando possibile, scelgo materiali riutilizzabili o compostabili.
Perché una flower farm è diversa
Il mercato dei fiori recisi richiede disponibilità durante tutto l’anno, prezzi competitivi e prodotti che rispondano a precisi criteri commerciali. Per soddisfare questa domanda, i fiori possono percorrere migliaia di chilometri e attraversare diversi mercati e intermediari prima di arrivare nelle nostre case. La distanza percorsa, infatti, non dipende soltanto dal luogo di produzione, ma anche dal percorso commerciale attraverso cui vengono distribuiti. Una filiera così articolata richiede trasporti, refrigerazione, imballaggi e un ampio impiego di materiali monouso. Nelle produzioni intensive, la necessità di ottenere grandi quantità di fiori riducendo perdite e imperfezioni può comportare un uso importante di prodotti fitosanitari. A completare questo quadro, in alcuni Paesi produttori vengono impiegate sostanze e pratiche non consentite altrove, con conseguenze che possono riguardare il suolo, le risorse idriche e la salute dei lavoratori. Residui dei trattamenti possono infine accompagnare i fiori lungo la filiera fino a chi li manipola e li acquista.
Una flower farm parte da presupposti diversi. I fiori seguono le stagioni, vengono raccolti quando sono pronti e utilizzati il più vicino possibile al luogo in cui sono cresciuti. Nel mio campo non utilizzo sostanze chimiche di sintesi e la diversità è parte del modo stesso di coltivare. Tutte le piante convivono nello stesso spazio, ciascuna con il proprio ruolo ecologico. La sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche le persone. La filiera si accorcia e torna ad avere un volto, creando un rapporto diretto tra il territorio, chi coltiva e chi quei fiori li sceglie e li vive.



Reti e connessioni
Credo che il lavoro con i fiori continui nel confronto, nella formazione e nella condivisione. Per questo faccio parte di reti e comunità che promuovono un’agricoltura e una floricoltura più sostenibili e consapevoli. Slow Flowers Italy sostiene la cultura del fiore locale e stagionale, Fiori dalle Flower Farm mette in relazione coltivatori e persone alla ricerca di fiori italiani, mentre RAMI – Rete Agroecologica Microfarm Italia promuove un’agricoltura capace di rigenerare territori e comunità. Con Floret è iniziato il mio percorso professionale nella floricoltura e, grazie alla sua comunità internazionale, continuo a formarmi e a confrontarmi con coltivatori di tutto il mondo.
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